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Mi chiamo Barbara Bandinelli, sono una psicologa clinica e psicoterapeuta specializzata in Gruppoanalisi. Opero a Firenze e mi occupo di consulenza psicologica, sostegno e psicoterapia per preadolescenti, adolescenti e adulti. Nel mio lavoro clinico incontro ogni giorno persone che vivono momenti di difficoltà, di tristezza intensa o periodi prolungati di malessere emotivo. La depressione è uno dei temi più delicati e, al tempo stesso, più frequenti di cui mi trovo a discutere con i pazienti e con le loro famiglie. In questo articolo desidero diffondere una comprensione più chiara di cosa significhino disturbi depressivi e “essere depressi”, differenziandoli dalla tristezza propria della quotidianità. Vorrei inoltre illustrare quando e come la tristezza può sfociare in un quadro depressivo, quali sintomi richiedono maggiore attenzione e come avviene la cura della depressione, sia in termini di interventi terapeutici sia in termini di sostegno umano.

 

La differenza tra una normale tristezza e i disturbi depressivi

La tristezza è un’emozione naturale, che tutti noi sperimentiamo nei momenti di perdita, contrarietà o cambiamenti di vita. Ha una funzione protettiva: segnalare che qualcosa ci ha ferito. In condizioni normali, la tristezza attraversa la nostra vita ma tende a risolversi in un tempo relativamente breve, soprattutto quando ci prendiamo cura di noi stessi e usufruiamo del sostegno di amici e familiari. Diventa invece un segnale d’allarme quando non si attenua o, al contrario, si approfondisce, invadendo il nostro modo di sentire e agire in maniera persistente. In questi casi possiamo trovarci di fronte a un disturbo depressivo.

Le persone che soffrono di depressione descrivono un senso di vuoto, apatia o impotenza che non li abbandona nel corso delle settimane o dei mesi. Non si tratta, dunque, di una semplice “brutta giornata” o di qualche lacrima isolata, ma di un’oscurità più profonda, che toglie energia e motivazione a compiere anche i gesti più semplici. 

 

Sintomi della depressione: dai segnali iniziali alle forme più gravi

La depressione può manifestarsi in maniera graduale. Il soggetto potrebbe iniziare a provare un calo di interesse verso le attività che prima amava, un senso di stanchezza costante e difficoltà di concentrazione. Spesso, nella fase iniziale, convivono agitazione o irrequietezza con momenti di inattività e di difficoltà nel prendersi cura di sé. Il sonno può alterarsi in eccesso (ipersonnia) o in difetto (insonnia), e l’appetito può oscillare, con un conseguente aumento o diminuzione di peso non desiderati.

Se ciò perdura, si giunge a forme di depressione maggiore, in cui i sintomi si fanno più intensi: la perdita di energia diventa paralizzante, l’umore tende a restare cupo quasi tutto il giorno, e la persona può arrivare a sperimentare sensi di colpa non razionali, della serie “non valgo niente”, o “merito di stare male”. In alcuni casi possono comparire ideazioni suicidarie, cioè pensieri di morte o di volersi fare del male. A livello relazionale, la depressione porta a isolarsi, a nutrire sfiducia verso chiunque voglia offrire aiuto o verso la possibilità, in generale, di sentirsi meglio in futuro. Tale chiusura rende ancora più profonda la sensazione di essere soli, alimentando un circolo vizioso che può risultare devastante.

Nel corso di una psicoterapia per adulti o di un percorso con gli adolescenti, mi focalizzo sulla lettura dei sintomi depressivi, cercando di individuare quale sia il peso di ciascun aspetto sul benessere complessivo della persona. Comprendere la specifica combinazione di sintomi aiuta, in primo luogo, a distinguere il disturbo depressivo maggiore da altre condizioni, come il disturbo distimico, che prevede un umore più lievemente deflesso ma di lunga durata, o i periodi di semplice malinconia, tristezza o calo dell’umore legati a una situazione stressante temporanea.

 

Quando la tristezza evolve in depressione: criteri diagnostici e segnali d’allarme

Uno dei modi per capire se una tristezza profonda può trasformarsi in depressione è osservare quanto essa condizioni il nostro funzionamento quotidiano. Se la persona non riesce più ad alzarsi dal letto, a recarsi al lavoro o a scuola, a prendersi cura di se stessa come faceva prima, è probabile che ci troviamo oltre la normale reazione a un evento spiacevole. Anche la durata è un criterio significativo: gli episodi depressivi, infatti, tendono a protrarsi per almeno due settimane consecutive, con un livello di intensità sufficiente a compromettere il benessere generale.

Tra i segnali d’allarme che invito sempre a non sottovalutare rientrano la perdita di piacere nelle attività di una volta, il ritiro sociale, la stanchezza severa e persistente, i pensieri di autosvalutazione e di colpa non realistici, come se tutto fosse una colpa personale. Quando questi sintomi si intrecciano con un calo considerevole della qualità della vita, è fondamentale rivolgersi a un professionista. In molti casi, proprio perché si tende a confondere la depressione con un generico “momento di tristezza”, si asseconda l’illusione che passi da sola. Invece, a volte, può aggravarsi e diventare cronica se non viene affrontata mediante un sostegno mirato.

Strategie pratiche per affrontare stati di tristezza e prevenire la depressione

Esistono piccoli accorgimenti che ci aiutano a gestire la tristezza e a prevenire che questa si trasformi in depressione. Quando parlo con i miei pazienti, consiglio di ritagliarsi alcuni spazi di ascolto interiore, concedendosi momenti di pausa anche nelle giornate più piene. Affidarsi a una persona di fiducia, che sia un familiare o un amico, può evitare che si cada nella spirale dell’isolamento. Chi vive a Firenze, per esempio, può trovare nella bellezza dei luoghi un alleato, dedicandosi a passeggiate che diano la possibilità di “respirare” emozioni diverse e di uscire, almeno per un po’, dai pensieri negativi.

Un’altra forma di prevenzione implica il mantenimento di rapporti sociali significativi. Anche quando risulta faticoso, cercare il dialogo o la presenza degli altri può essere di grande aiuto. La vicinanza di persone empatiche offre un contenimento emotivo e impedisce che la tristezza piombi in una solitudine cronica. A volte, però, le strategie di autodifesa non bastano: in questo caso, entra in gioco il lavoro terapeutico, come quello che svolgo nella mia attività di psicoterapia individuale, in cui insegno a riconoscere i propri meccanismi di difesa e i pensieri disfunzionali per imparare a trasformarli.

Caratteristiche della depressione grave e quando preoccuparsi

Alcune forme di depressione sono particolarmente invalidanti. La depressione grave, o depressione maggiore, può arrivare a compromettere completamente la capacità di lavorare, studiare o relazionarsi. La persona si sente senza speranza, come se nulla valesse più la pena. Talvolta la depressione diventa così forte da offuscare la percezione di sé e del mondo, favorendo idee di suicidio. È essenziale, in questi casi, non esitare a chiedere aiuto.

Nel mio lavoro, capita di vedere pazienti che hanno sopportato a lungo i sintomi della depressione grave senza cercare aiuto, scambiandoli per un momento passeggero di sconforto. Solo nel momento in cui la sofferenza supera ogni limite, decidono di rivolgersi a un professionista. Eppure, nella mia esperienza, anticipare questa richiesta di aiuto permette di evitare un peggioramento ulteriore; è possibile individuare interventi specifici che aiutino a ridurre i sintomi, migliorare il benessere emotivo e, soprattutto, restituire alla persona la fiducia in una prospettiva di vita migliore.

 

Come si può combattere realmente la depressione: gli approcci terapeutici

Il primo passo per curare la depressione è riconoscerne l’esistenza. Ammettere di avere bisogno di un sostegno non è affatto un segno di debolezza, ma piuttosto un atto di coraggio. Dal punto di vista terapeutico, possono essere necessarie diverse forme di intervento: alcune persone beneficiano di un percorso psicoterapeutico puramente psicologico, altre potrebbero trarre vantaggio da una valutazione psichiatrica, specialmente quando i sintomi sono molto severi e richiedono un supporto farmacologico.

La psicoterapia per adolescenti o adulti a orientamento analitico, come quella che pratico, permette di esplorare le radici più profonde del disagio, migliorando la consapevolezza di sé e lavorando sulle relazioni passate e presenti. L’obiettivo non è solo gestire i sintomi, ma trasformare alcuni vissuti ed esperienze che, se irrisolti, alimentano la depressione. Esistono altresì approcci di carattere più cognitivo-comportamentale, che aiutano il paziente a riconoscere e modificare i pensieri negativi ricorrenti, e sostegni di tipo integrato, che uniscono diverse metodologie a seconda delle necessità individuali.

Nel mio studio a Firenze, offro anche percorsi di gruppo, dove i partecipanti possono condividere le proprie esperienze con altri individui che attraversano situazioni simili. Questo confronto, guidato da una figura professionale, può avere un potente effetto terapeutico, perché riduce la sensazione di isolamento e facilita una comprensione reciproca che diventa motore di cambiamento.

 

Quando e a chi rivolgersi per la cura della depressione

Se la tristezza e la depressione iniziano a intaccare le aree fondamentali della vita (affettiva, lavorativa, scolastica), è il momento di chiedere aiuto. Per alcune persone, il punto di partenza può essere il consulto di un medico di base o di uno psichiatra per valutare un eventuale sostegno farmacologico. In molti casi, però, è vitale affiancare la parte farmacologica a un percorso di psicoterapia. La figura dello psicologo o dello psicoterapeuta, infatti, accompagna la persona a riconoscere i fattori che alimentano la depressione e a trovare strategie personalizzate per affrontarla.

È importante anche considerare a chi rivolgersi nel caso degli adolescenti. Se un figlio mostra segnali di disagio, è consigliabile consultare uno specialista di psicoterapia per adolescenti, abituato a lavorare con questa fascia d’età e preparato a coinvolgere la famiglia nel percorso di cura. Non bisogna dimenticare che l’adolescenza è un periodo fragile, in cui i sintomi depressivi possono confondersi con l’instabilità emotiva tipica di quell’età, e per questo è ancor più essenziale una valutazione professionale accurata.

 

Contattami per un sostegno reale

La depressione non è un mero stato di “debolezza” né una condizione irreversibile. È un problema complesso che richiede ascolto, comprensione e un percorso mirato di cura. Spesso, chi ne soffre teme di non poterne uscire, oppure si vergogna di chiedere aiuto. Vorrei incoraggiare chiunque si riconosca in queste righe, o chi abbia un familiare in difficoltà, a non esitare: parlare con uno psicologo della depressione a Firenze o in altre località può rivelarsi il primo passo verso la guarigione.

Nel mio studio, lavoro ogni giorno per offrire un ascolto professionale e un sostegno empatico, calibrando la terapia sulle esigenze individuali di ciascun paziente. Sono convinta che prendere coscienza dei disturbi depressivi, riconoscere i sintomi, distinguere la tristezza dal disagio clinico e attivare un percorso di cura rappresenti una forma di cura verso se stessi e verso la propria vita relazionale. Se desideri avere maggiori informazioni o fissare un incontro conoscitivo, ti invito a contattarmi.

Insieme potremo valutare il miglior cammino terapeutico e coltivare, passo dopo passo, la speranza che esista uno spazio di serenità oltre la depressione.

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Nel mio lavoro di psicologa e psicoterapeuta a Firenze, mi capita spesso di incontrare persone che si sentono intrappolate da un’ansia costante, un senso di allarme che impedisce di vivere liberamente. L’ansia, quando persiste a lungo, può assumere varie forme e manifestarsi con intensità diverse.

A volte ci si trova di fronte a un’ansia generalizzata, una preoccupazione continua che colora negativamente molti aspetti della quotidianità; in altri casi, l’ansia può assumere tratti più specifici, come negli attacchi di panico o nell’ansia sociale. Sebbene le circostanze possano variare, spesso il denominatore comune resta l’incapacità di spezzare le catene della paura.

Nel mio studio di Firenze, ho visto come l’EMDR possa rappresentare uno strumento prezioso per chi desidera finalmente ritrovare un equilibrio emotivo, riducendo quei sintomi soffocanti che l’ansia porta con sé.

 

L’Ansia e le Sue Manifestazioni

Vorrei soffermarmi dapprima sulle varie sfaccettature dell’ansia, poiché comprendere le diverse forme in cui si presenta è un passo fondamentale per affrontarla in modo mirato. Quando parlo di ansia generalizzata, mi riferisco a quella forma di inquietudine che si estende a diversi ambiti della vita di una persona, come il lavoro, la famiglia, la salute e le relazioni. Chi ne soffre sperimenta un costante stato di preoccupazione, spesso senza riuscire a identificare precisamente il motivo della propria agitazione. L’ansia sociale, invece, si concentra soprattutto sulla paura del giudizio: si vive uno stress intenso nelle situazioni in cui occorre esporsi di fronte agli altri, come parlare in pubblico o partecipare a eventi nei quali ci si sente osservati. Talvolta, l’ansia prende la forma di attacchi di panico, episodi acuti di paura che sembrano scoppiare all’improvviso, accompagnati da tachicardia, sensazione di soffocamento e un desiderio di fuggire a tutti i costi. In altre persone riscontro fobie specifiche, in cui l’intensità dell’ansia si indirizza verso oggetti o situazioni particolari e in apparenza non minacciose.

Indipendentemente dalla versione che assume, l’ansia può influenzare pesantemente la vita quotidiana. Ci si sente bloccati e spesso si evitano contesti o attività che un tempo potevano risultare perfino gradevoli. Le relazioni soffrono perché l’eccessiva ansia spinge a isolarsi, a rinunciare a momenti di socialità o a vivere ogni interazione con nervosismo e timore. Non è raro che l’ansia comprometta anche il riposo notturno, favorendo l’insonnia e un perenne stato di stanchezza. Tutto ciò incide sulla qualità della vita e può creare un vuoto interiore, un senso di impotenza che alimenta ulteriormente il circolo vizioso della preoccupazione e dell’allarme. A Firenze, come in molte grandi città, il ritmo di vita può diventare frenetico e stimolare ancor di più l’insorgere di forme ansiose. È proprio in questi casi che credo fortemente nel valore di un intervento terapeutico che intervenga alla radice, come l’EMDR, senza limitarsi a tamponare i sintomi più evidenti.

 

Il Legame tra Ansia e Ricordi Disturbanti

Sulla base della mia esperienza, ritengo che alla base di un’ansia cronica spesso si trovino ricordi di eventi passati che continuano a generare turbamento, anche a distanza di molto tempo. Può trattarsi di un trauma evidente, come un incidente, un lutto o un evento fortemente stressante; in altri casi, l’origine è più sfumata. Esperienze ripetute di rifiuto, derisione o abbandono possono radicarsi nella mente e portare a convinzioni negative su di sé e sul mondo. Questi ricordi o suggerimenti mentali, quando non adeguatamente elaborati, rimangono “bloccati” all’interno del sistema nervoso, manifestandosi sotto forma di ansia, timore e idee autosvalutanti.

Ho potuto riscontrare che l’ansia si autoalimenta anche grazie a distorsioni cognitive, veri e propri filtri con cui si interpreta la realtà in maniera distorta. Una persona, per esempio, potrebbe essere convinta che ogni evento negativo sia colpa sua, oppure temere costantemente di non valere abbastanza, sviluppando un’insostenibile apprensione verso qualunque giudizio esterno. Queste credenze hanno radici profonde, spesso collegate all’educazione ricevuta o a episodi di vita che hanno lasciato ferite non cicatrizzate. Nel mio lavoro a Firenze, tendo a integrare il racconto della storia personale con le tecniche di psicoterapia individuale, allo scopo di portare alla luce quei nodi emotivi che alimentano il disagio presente. Una volta individuate le memorie e le credenze negative, è possibile affrontarle ricorrendo a metodologie specifiche: l’EMDR è particolarmente efficace nell’elaborare questi ricordi e nell’invertire le convinzioni autosabotanti, facilitando la nascita di pensieri più equilibrati e fondati.

 

Come l’EMDR Agisce sull’Ansia

L’EMDR, acronimo di Eye Movement Desensitization and Reprocessing, è un metodo terapeutico che punta a rielaborare i ricordi disturbanti in modo da ridurne il potere negativo, favorendo una consapevolezza più serena. Il funzionamento si basa su un principio piuttosto semplice: la stimolazione bilaterale, realizzata il più delle volte attraverso i movimenti oculari guidati, consente a mente e corpo di avviare un processo di elaborazione simile a quello che accade durante la fase REM del sonno. Immagino l’EMDR come una strada privilegiata, un corridoio dove i ricordi emotivamente intasati vengono finalmente “digeriti” in modo più sano, smettendo di innescare risposte ansiose. Nel mio studio a Firenze, quando applico l’EMDR alle persone colpite da ansia, non mi limito a lavorare sulla riduzione immediata dello stato ansioso, ma cerco di identificare i ricordi traumatici o particolarmente dolorosi che ne sono all’origine.

Durante le sedute EMDR, guido i pazienti nella rievocazione degli episodi critici, associati ai pensieri negativi che tipicamente li accompagnano. Nello stesso momento, attuo la stimolazione bilaterale, come il movimento degli occhi da sinistra a destra o i tocchi alternati. La persona rivive in modo controllato le emozioni legate a quei ricordi, e gradualmente si verifica una trasformazione della percezione interna. Le credenze autolimitanti mutate nel tempo in fonte di ansia (ad esempio “non sono capace di gestire i problemi”, “non ho alcun valore”) iniziano a perdere forza, aprendo la strada a modalità di pensiero più funzionali e meno dolorose. Ciò si traduce in un alleggerimento dell’iperattivazione del sistema biologico, che smette di reagire in modo eccessivo a certi stimoli o situazioni. Per molte persone, questa fase rappresenta un momento decisivo nel percorso verso la liberazione dall’ansia, poiché avvertono un calo concreto della sintomatologia e una maggiore fiducia nella propria capacità di gestione emotiva.

 

Tecniche EMDR Specifiche per l’Ansia

L’efficacia dell’EMDR nel trattamento dell’ansia è supportata da una serie di procedure specifiche che, in molti anni di pratica, ho trovato estremamente valide. Nel protocollo standard, accompagno la persona nell’individuazione dei ricordi più rilevanti, emersi durante i colloqui di consultazione. In questa fase, esploriamo non solo gli episodi di ampio impatto emotivo, ma anche quelle memorie apparentemente marginali che, sommate una all’altra, possono aver contribuito a creare un terreno fertile per l’ansia. Una volta stabiliti i punti di intervento, la procedura segue passaggi ben definiti: si procede a evocare il ricordo, a identificare la cognizione negativa che lo accompagna e a descrivere la sensazione fisica vissuta nel corpo.

Prima di entrare nel vivo del lavoro sui ricordi all’origine dell’ansia, mi assicuro che la persona disponga di adeguate tecniche di stabilizzazione e rilassamento. La psicoterapia online e quella in presenza a Firenze offrono una gamma di possibilità per esercitarsi nella respirazione controllata, nella visualizzazione di immagini rassicuranti o in metodi di auto-calmante consapevole. Questi strumenti servono a placare gli stati di angoscia quando diventano troppo intensi, impedendo che la rievocazione del trauma risulti soverchiante. Inoltre, nell’EMDR per l’ansia dedico particolare attenzione al lavoro sulle risorse interne. Invito la persona a richiamare alla memoria i momenti in cui ha gestito con successo situazioni difficili, per rinforzare il senso di autoefficacia. Non si tratta di trucchetti superficiali, ma di vera e propria ristrutturazione cognitiva che va a rafforzare la base di sicurezza interiore del paziente. In alcuni casi, suggerisco anche di proseguire la terapia affiancando la psicoterapia di gruppo, perché trovo che il confronto con altre persone possa intensificare la presa di consapevolezza delle proprie risorse e favorire la normalizzazione dell’ansia.

 

Quanto è efficace la terapia EMDR

Spesso mi viene chiesto se l’EMDR sia davvero efficace. Posso affermare, in base alla mia esperienza e alla letteratura scientifica, che la terapia EMDR è uno dei trattamenti più studiati e riconosciuti per la cura del disturbo da stress post-traumatico.

Trovi qui una descrizione dettagliata dell'EMDR e se lo desideri puoi approfondire la tematica visionando questo video.

 

Come posso alleviare i sintomi dell’ansia con la terapia EMDR?

Arrivare a liberarsi dalle catene della paura non è un percorso che si compie dall’oggi al domani. Tuttavia, credo fermamente che l’EMDR, unito a una relazione terapeutica solida e alla volontà di mettersi in gioco, rappresenti una soluzione concreta per chi sente di vivere costantemente nell’ombra dell’ansia. Se l’ansia influisce negativamente sulla qualità della tua vita, limitando le tue relazioni o costringendoti a fare i conti con pensieri ossessivi e timori ricorrenti, è importante sapere che esiste una via d’uscita. L’EMDR non solo permette di elaborare i ricordi e gli eventi traumatici che spesso si trovano alla base dell’ansia, ma ti dà anche la possibilità di sviluppare nuova consapevolezza e forza interiore.

Nel mio lavoro a Firenze, metto a disposizione competenze maturate in anni di formazione e pratica clinica, cercando di rendere il percorso terapeutico un momento di autentica crescita e liberazione emotiva. Sei pronto a iniziare questo viaggio verso il benessere? Contattami per fissare un primo colloquio e scoprire come l’EMDR possa offrire un supporto concreto per vincere l’ansia e ritrovare la serenità, con un approccio personalizzato che tenga conto delle tue specifiche esigenze e della natura del tuo vissuto.

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Siamo in una situazione allucinante.

Difficile da credere: un virus ha invaso il mondo intero e sta mietendo molte, troppe vittime.

Oggi, dopo 10 giorni, mi sono decisa ad andare a fare la spesa al supermercato grande del quartiere. Mi sono armata di pazienza e mi sono messa in coda insieme ad altre persone, la maggior parte delle quali munite di mascherina e guanti.
Ho avuto il tempo, all' aria aperta e sotto il sole che oggi batteva sul piazzale, di osservare le persone che avevo attorno. Eravamo pochi considerato lo spazio a disposizione, uno distante dall' altro, distanza che permetteva di guardarci. Si camminava lentamente e con lunghe pause. C è chi leggeva un libro, chi chiamava casa per mostrare la fila e forse si sentiva solo.

Io ho cercato lo sguardo dell'altro. Ho scorto angoscia, paura, sospetto, ricerca di vicinanza... La riflessione, sicuramente banale, che è nata in me è che questo evento surreale e sopra ogni aspettativa sta imponendo all' essere umano un ridimensionamento.

 

Cosa impareremo da questo periodo in cui siamo obbligati all'isolamento?

Ma non solo. Siamo obbligati a fare i conti con la rinuncia.
La rinuncia all' abbondanza, al superfluo. Obbligati a rimanere con noi stessi nell' ascolto dell' essenziale.

La vita sta mettendo l uomo davanti all' esigenza di fare i conti con il meno e con il limite. Proprio in un periodo in cui lo spreco, non solo delle cose materiali, stava facendo da padrone, insieme al senso di onnipotenza.
Insomma...la coda di oggi l ho trovata un'esperienza vissuta in un clima quasi "spirituale", dove si andava piano, lontani dai ritmi a cui siamo assuefatti.

Speriamo di uscirne presto e di uscirne portandoci dentro questo rispetto e questa attenzione che oggi ho respirato.

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Coronavirus, consulto psicologico a distanza per chi ha bisogno.

La paura del coronavirus sta cambiando le nostre abitudini come cittadini e come esseri sociali. Ogni giorno nuove precauzioni e consigli da parte delle istituzioni e degli esperti ed è possibile che dentro di noi aumenti un senso di ansia. Stiamo vivendo un momento in cui le precauzioni richieste spesso sono molto drastiche e vanno a limitare o ad annullare ogni tipo di contatto e questo può generare crisi d'ansia e panico e generare in noi uno stato di paura.

 

Coronavirus, come gestire stress e ansia

In questo momento è normale se senti uno stato d'ansia; la paura delle malattie è intrinseca nell'uomo da sempre e specialmente in questo caso in cui, il coronavirus sta letteralmente stravolgendo la nostra vita quotidiana, i nostri progetti e le nostre relazioni. Anche il continuo flusso di informazioni dai media, spesso contraddittorie e il vorticoso flusso di notizie sui social aumentano un mix di ansia e paura. Una semplice regola anti-panico è di seguire esclusivamente le comunicazioni ufficiali e i mezzi di informazione autorevoli, perché l'informazione corretta e da fonti autorevoli aiuta a contenere la paura.

In genere non esiste un unico metodo per diminuire l'ansia: alcune persone preferiscono informarsi (da fonti autorevoli) altre preferiscono un confronto con persone fidate. Quello che comunque bisogna considerare è che è molto probabile che le infezioni aumenteranno e con esse i luoghi coinvolti. Questo processo è del tutto normale. Tuttavia, le probabilità di essere infetti sono molto ridotte se si rispettano i consigli che ISS ha dettato e noi stessi assumiamo una condotta di buon senso e di osservanza di normali, comuni e semplici pratiche igieniche e di salute.

Ad ogni modo se senti crescere l'ansia e questo impatta sulla tua quotidiana, può essere d'aiuto parlarne con uno psicologo. Fortunatamente oggi la tecnologia ci viene in aiuto e indipendentemente dal luogo in cui si vive, programmi quali Skype consentono di ricevere sostegno psicologico anche rimanendo nella propria abitazione.

 

Consulto psicologico online per gestire il disturbo d’ansia

Se stai vivendo questo momento con particolare apprensione e desideri un consulto con uno psicologo ma temi i contatti personali o sei impossibilitato nello spostarti puoi ricorrere al servizio di consulto psicologico a distanza. La seduta di psicoterapia si svolge a distanza, attraverso Skype , previo appuntamento (per fissarlo contattami).

In questo periodo in cui ansia e angoscia possono prendere il sopravvento è importante per le persone che sentono il bisogno di confrontarsi avere la possibilità di appoggiarsi ad un servizio di consulto psicologico online con un'esperta.

La paura può presentarsi in diverse forme e può essere dovuta alle più diverse motivazioni:

  • Ci sono gli anziani che sono impossibilitati ad uscire da casa.
  • Ci sono i Manager di impresa che hanno timore di rilevanti perdite economiche.
  • Ci sono persone a cui è stato chiesto di cambiare le proprie abitudini quotidiane e ora vivono con smarrimento questo periodo

 

L’incontro con lo psicologo online è rivolto a chi:

  • Ha difficoltà ad uscire di casa o in genere è impossibilitato a spostarsi ed allo stesso tempo avverte il bisogno di rivolgersi ad uno psicologo
  • Per chi vive o lavora all'estero ma desidera trovare uno spazio di ascolto e di confronto con uno psicologo italiano
  • Per chi cerca “un primo orientamento” o necessità di un supporto psicologico ma in base alle proprie necessità viaggia molto e ha difficoltà a garantire una continuità nella frequenza delle sedute tipiche di un percorso psicoterapeutico in studio

Come psicologa ricevo a Firenze presso i miei studi ma in questo particolare periodo è fondamentale offrire anche un servizio di soccorso psicologico a distanza  per rispondere ad un'esigenza di supporto psicologico.

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