La resistenza al cambiamento in psicologia

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Come superare la resistenza al cambiamento? Come posso aiutarti a superare la paura dell'ignoto?

In questo articolo voglio descriverti come gestire la resistenze al cambiamento!

Ognuno di noi è diverso e reagisce alle esperienze che la vita ci presenta in modi molto diversi. C’è chi, davanti alle nuove realtà (un nuovo lavoro, la possibilità di trasferirsi in una nuova città, una relazione nascente, un viaggio…) reagisce con entusiasmo e senza pensarci sù due volte, provando emozioni adrenaliniche e estasianti, e chi invece tergiversa, sperimentando una serie di stati d’animo negativi, quali ansia, angoscia, sfiducia in sé e negli altri.

Da questa prima descrizione sono certa che abbiate pensato che chi reagisce con entusiasmo alle novità, catapultandosi in esse, abbia più chance di viverle piacevolmente, rendendo la nuova esperienza una reale possibilità di cambiamento, a scapito dei secondi, che invece tergiversano e pensano troppo, senza decidersi.

E invece non è sempre così lineare e scontato l’esito del processo, la mente è ben più complessa di quello che sembra, così da richiedere un pensiero un po’ più dettagliato che proverò a condividere con voi in poche righe. La verità è che la mente umana è portata a mantenere uno stato di equilibrio omeostatico, così come si può dire per il corpo, ovvero è portata a cercare continuamente di rispondere a gli stimoli esterni, in modo tale da ristabilire l’equilibrio che aveva prima che questi stessi stimoli comparissero. Assunto ciò, capite bene come, sia nella prima che nella seconda reazione di cui prima, siamo dinanzi a due modi opposti di reagire agli stimoli/eventi esterni, che però rischiano di “negare” entrambi la fitta complessità che le esperienze portano al loro interno.

 

La Mente resiste al cambiamento

Potremmo dunque dire che la mente di ognuno “resiste” al cambiamento, con meccanismi i più disparati, ma comunque atti a contrastare che il movimento avvenga. Nel primo caso, ovvero nel caso di coloro che apparentemente sposano la novità con senso di euforia e senza remore, ci troviamo non di rado difronte a una reazione di “negazione della complessità”, con assenza di pensiero, tutto viene agìto, le variabili asfaltate nella corsa frettolosa di accorciare le distanze fisiologiche che ci sono tra la situazione familiare antistante la novità e la novità stessa, della serie, la novità mi spaventa talmente tanto che la mia mente non riesce a sostenerne il peso che il tempo del comprendere richiede, indi per cui “prendo la rincorsa e mi ci tuffo”. Un po’ come accade quando si ha paura di tuffarsi in piscina e lo si fa ad occhi chiusi.

Nella seconda esemplificazione invece, siamo di fronte ad una reazione opposta: il rimuginio di pensieri ridondanti e sempre uguali che affolla la mente, blocca la persona in una situazione di stallo sterile senza pensiero, il rimuginio stesso, per sua definizione, incatena la mente dentro “finti” pensieri sempre uguali, spesso ossessivi (ovvero ripetitivi e intrisi di dubbi), che non lasciano ossigeno alla possibilità per la mente di fare pensieri nuovi, lucidi, creativi, ma la bloccano nel trauma del ricordo delle esperienze fallimentari e dolorose precedenti, come a dire, “è sempre andata così, andrà così anche stavolta”. In questo caso quindi, la distanza tra il vecchio e il nuovo viene accorciata dal tipo di risposta preconfezionata che la mente andrà a riproporre insistentemente, senza lasciare scampo alle numerose alternative di farsi spazio.

Ora, capite bene come, sia la prima reazione che la seconda, non siano modalità funzionali per attraversare il cambiamento, che sì, “spaventa” tutti. Nel caso della frettolosa corsa al nuovo, così come nel caso del blocco chiuso al nuovo, la possibilità di fare un pensiero dentro la “fase del comprendere” è azzerata. Il cambiamento diventa quindi fagocitato, col rischio di diventare fonte di forte delusione (data la mancata fase di valutazione precedente) e\o si presenterà presto l’attivazione di difese psicologiche che la mente accenderà appena la situazione nuova presenterà variabili difficili da gestire, ovvero che escono dalla modalità familiare precedente alla situazione stessa. Tali difese sono ad esempio il ritiro precoce dall’esperienza stessa, l’auto-boicottaggio, la chiusura, il giudizio affrettato… insomma, tutte reazioni che tenderanno, alla stessa velocità con cui la persona si era “tuffata” nel nuovo, a farla tornare all’equilibrio precedente o a non farla muovere affatto.

 

Come si lavora sulle resistenze al cambiamento?

Innanzitutto ammettendo che le novità sollecitano la mente ad una faticosità maggiore che necessita di tempo, ma soprattutto necessitano una modalità nuova, rispetto a quelle apprese precedentemente e quindi familiari. La mente tenderà, come già detto, a reiterare i soliti schemi difronte a tutte le situazioni faticose che incrocia, situazioni che invece necessitano lo sforzo, da parte di ognuno, di calibrare la reazione in base alla situazione che di volta in volta si presenta, altrimenti il fallimento è assicurato.

Se però, nel corso del mio sviluppo e della mia storia familiare, ho appreso dei modelli di risposta (Modelli Operativi Interni, vedi) che funzionano in un determinato modo, prima di tutto devo essere aiutato a conoscere tali modelli, a riconoscerli e in questo la relazione psicoterapeutica diventa essenziale, perché ognuno di noi è consapevole solo in minima parte della dinamica di tali modelli, sappiamo solo che a volte hanno funzionato e a volte no, lasciandoci addosso un’ idea di noi stessi influenzata dall’esito delle nostre esperienze…

Una volta resi consci e consapevoli i modi di reagire che ci caratterizzano, si andrà a capire come allenare la mente a reggere l’angoscia che le situazioni normalmente creano, e a mantenere parallelamente attiva la possibilità di farci un pensiero sopra, pensiero… unica bussola possibile per andare a allargare gli orizzonti del territorio straniero che ci si prospetta davanti.

Per saperne di più o per approfondimenti ti aspetto presso i miei studii di psicoterapia e supporto psicologico a Firenze o puoi inivarmi un messaggio, sarò felice di risponderti.

Dott.ssa Barbara Bandinelli - Psicologa Psicoterapeuta a Firenze

Sono la Dott.ssa Barbara Bandinelli, una Psicoterapeuta individuale, di coppia e di gruppo. Lavoro con Preadolescenti e adolescenti, oltre che con persone adulte, che presentano disagi emotivi e psicologici di vario tipo.

Lavoro da oltre 10 anni e ho maturato esperienze e competenze, prestando servizio in contesti pubblici e del privato sociale. La terapia consiste nel sostegno della persona e dei suoi legami, attraverso l'ascolto e la ridefinizione della sua sofferenza.

Ho un approccio rigoroso e non autoreferenziale. Collaboro con professionisti della salute mentale, in uno scambio efficace per la cura del paziente. 

Sono una professionista con esperienza nella cura delle patologie psicologiche e nel sostegno della persona, durante periodi di vita complessi e di passaggio.

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iscritta all'Ordine Psicologi – psicoterapeuta specializzata per aiuto per momenti di crisi, crescita personale, difficoltà relazionali, autostima, rielaborazione di traumi, crisi di coppiagestione dell'ansia.